IMPATTO SOCIALE: QUESTO SCONOSCIUTO

IMPATTO SOCIALE: QUESTO SCONOSCIUTO

Quando si parla di impatto sociale si fa riferimento alla metamorfosi che sta avvenendo nel campo del terzo settore che la riforma in cantiere cerca di accompagnare ed orientare. Ha a che fare con la necessità di reperire nuove fonti di finanziamento in un quadro di risorse pubbliche del welfare ridotte, di confrontarsi con il mercato privato e quindi di dotarsi di strumenti trasparenti di valutazione e misurazione dei risultati e di comunicazione degli stessi da una parte agli stakeholder, dall’altra ai finanziatori pubblici e privati. Appartengono a quest’ultima categoria i nuovi strumenti di finanza ad impatto sociale (social impact investment) ma anche gli strumenti di equity crowdfunding e di crowdfunding sociale.

E’ noto che la valutazione e la misurazione non hanno mai avuto, quando non sono state apertamente osteggiate, un grande appeal in Italia, sia per ciò che si riferisce al sociale sia per tutte le altre attività pubbliche o che hanno potuto contare su finanziamenti pubblici. Ma, grazie all’Europa che ha espresso nel 2013 un parere sulla misurazione di impatto sociale [1], secondo il quale l’obiettivo è “misurare gli effetti sociali e l’impatto sulla società determinati da specifiche attività di un’impresa sociale”[2], si è cominciato a ragionare e a prendere coscienza del cambiamento in atto e della necessità di dotarsi di un nuovo paradigma, pur evitando eccessi retorici[3]. Il dibattito avviato in Europa ha avuto negli ultimi anni attenti osservatori e studiosi anche in Italia (in particolare il prof.Zamagni dell’Università di Bologna[4]) ed alcune realtà specialistiche che hanno cominciato a specializzarsi su questo tema, come Human Foundation[5].

Se per impatto sociale si intendono “cambiamenti significativi, sia previsti che non, delle condizioni di benessere delle comunità, indotti dall’allocazione del capitale di investimento sociale, che va al di là di ciò che ci si sarebbe aspettati che accadesse”[6]  e quindi quando si parla di valutare  o misurare l’impatto sociale ci riferiamo proprio a ciò che l’innovazione sociale  ha prodotto, soffermiamoci sugli elementi basici che è importante conoscere per non farsi sopraffare dai tecnici e dai tecnicismi, soprattutto in un quadro europeo e mondiale che vede strumenti e approcci diversi. Per cercare di capire occorre partire dalle parole chiave come input, attività, output e outcome.[7] Per capire meglio i concetti Zamagni fa l’esempio di un corso di formazione per disoccupati per il loro inserimento lavorativo. Gli input sono le risorse (economiche, umane ecc.) per la realizzazione del corso; le attività sono quelle relative alla formazione; l’output è il numero di persone che prendono parte al corso; l’outcome è rappresentato dal numero di chi ha frequentato il corso e ha successivamente trovato lavoro. L’impatto differisce dagli output e dagli outcome perché rappresenta in questo caso il vantaggio socio-economico (da esprimere numericamente) per la comunità in cui sono inseriti quelli che hanno partecipato al corso e trovato lavoro.

Se la definizione di impatto è già sufficientemente complessa, lo è ancora di più quella della sua misurazione: gli indicatori di impatto (da definire prima dell’intervento da realizzare) sono quelli che misurano la quantità e qualità degli effetti di lungo periodo generati dall’intervento. “Essi descrivono i cambiamenti nelle vite delle persone e lo sviluppo a livello globale, regionale e nazionale, tenendo conto delle variabili esogene che lo influenzano” mentre l’impatto è “il cambiamento sostenibile di lungo periodo (positivo o negativo; primario o secondario) nelle condizioni delle persone o nell’ambiente che l’intervento ha contribuito parzialmente a realizzare, poiché influenzato anche da altre variabili esogene (direttamente o indirettamente; con intenzione o inconsapevolmente).” Per valutare l’impatto quindi si deve tenere presente anche di che cosa sarebbe successo senza quella attività (che a livello scientifico si definisce “analisi controfattuale”) e la causalità (se c’è stata o no) tra il prodotto dell’attività di una organizzazione e l’impatto generato.

 

[1] CESE (2013), Parere sul tema “La misurazione dell’impatto sociale”, INT/721, relatrice Rodert, Bruxelles.

[2] Il brano prosegue: “precisando che “qualsiasi metodo di misurazione va elaborato a partire dai risultati principali ottenuti dall’impresa sociale, deve favorirne le attività, essere proporzionato e non deve ostacolare l’innovazione sociale. Il metodo dovrebbe prefiggersi di trovare un equilibrio tra dati qualitativi e quantitativi, nella consapevolezza che la ‘narrazione’ è centrale per misurare il successo”.

[3] http://www.secondowelfare.it/terzo-settore/oltre-la-retorica-della-valutazione-dellimpatto-sociale.html

[4]http://www.rivistaimpresasociale.it/rivista/item/141-misurazione-impatto-sociale/141-misurazione-impatto-sociale.html

[5] http://humanfoundation.it/ita/

[6] Nicholls J. (2015b), “Measuring Social Impact”, Pioneers Post Quarterly, Summer, 1, pp. 49-53.

[7] Zamagni nella rivista citata li definisce così: “Gli input sono tutte le risorse di diversa natura (denaro, competenze e tempo di individui e organizzazioni, edifici e altri beni fissi come macchinari) impiegate nelle attività, ovvero il lavoro intrapreso utilizzando le risorse con lo scopo di fornire il risultato desiderato. Gli output sono prodotti, beni capitali e servizi risultanti da un intervento, ovvero, i risultati immediati delle attività svolte dall’organizzazione. Rientrano tra gli output anche i cambiamenti risultanti dall’intervento che sono rilevanti per il raggiungimento dell’outcome.  Gli output sono quindi risultati che l’azienda ottiene nel breve periodo, i cui effetti sono direttamente controllabili e sotto la responsabilità dell’organizzazione stessa. Gli indicatori di output misurano, quindi, la quantità (e a volte la qualità) dei beni e dei servizi prodotti dall’organizzazione (output) e l’efficienza della produzione, risultato di un’azione, di un progetto o di un programma che l’organizzazione mette in atto, senza però estendersi all’efficacia dell’intervento, che è invece contemplata nei risultati e nell’impatto. Gli outcome sono gli effetti (cambiamenti comportamentali, istituzionali e sociali) osservabili nel medio-lungo periodo (3/10 anni) raggiunti o presumibili degli output dell’intervento (azione, progetto, programma). Gli indicatori di outcome misurano, quindi, i risultati intermedi generati dagli output di un programma/progetto/azione, aiutando a verificare che i cambiamenti positivi ipotizzati abbiano davvero avuto luogo. Tali risultati vanno quindi oltre la responsabilità dell’azione della singola organizzazione e sono influenzati anche da fattori esterni che devono essere considerati al momento della costruzione degli indicatori (situazione economica e sociale dei beneficiari, eventuali resistenze culturali, ostacoli al raggiungimento degli obiettivi prefissati, ecc.). Per questo motivo gli indicatori di outcome possono essere costruiti a diversi livelli: comunitario, di organizzazione e di programma. Gli indicatori che si costruiscono per il livello comunitario misurano, a seconda dell’ambito di azione dell’organizzazione, i cambiamenti delle condizioni o del benessere della comunità delle famiglie, dei beneficiari del progetto. D’altra parte gli indicatori costruiti a livello di organizzazione e di programma misurano i risultati fino a dove l’organizzazione, il programma o gli eventuali sotto-programmi sono responsabili.”

 

6 milioni di euro dedicati all’Arte, Bellezza e Cultura

6 milioni di euro dedicati all’Arte, Bellezza e Cultura

Sono stati prorogati al 24 luglio 2017 i termini per partecipare al bando ABC – Atelier Arte Bellezza e Cultura, per un importo di 6 milioni di euro stanziati dalla Regione Lazio.

Atelier Arte Bellezza e Cultura è un progetto integrato a sostegno di interventi per la valorizzazione di spazi fisici di pregio, attraverso i quali si incentiva la crescita di attività imprenditoriali e artigianali in ambito culturale.

Chi può accedere al bando? Micro, piccole e e medie imprese con una sede operativa su Roma.

Regione Lazio attraverso il bando concederà contributi a fondo perduto per la valorizzazione dei seguenti Atelier:
– Atelier “Museo Abitato – Mercati di Traiano”, Roma

– Atelier “Segni creativi”, Palazzo Alemanni, Civita di Bagnoregio (VT)

– Atelier “Racconti contemporanei”, Museo Archeologico, Rieti (RI)

– Atelier “Memory gate: La porta della memoria”, Museo Historiale, Cassino (FR)
– Atelier “Antichi sentieri”, Torre di Mola, Formia (LT)

Gli ambiti tematici entro i quali dovranno essere sviluppati i progetti saranno:

  • Memorializzazione Digitale;
  • Storytelling per i Beni Culturali;
  • Fumetto, Animazione, Scrittura e Paesaggio;
  • Teatro, Musica e Linguaggi Artistici;
  • Plastici, tecnologie di rilievo, modellazione e stampa;
  • Marketing e Produzione di merchandising artigianale.

Il contributo massimo per singolo progetto sarà pari all’80% delle spese ammissibili e comunque non superiore ai 200.000 euro.

Per saperne di più scrivere a : infoatelier@regione.lazio.it. oppure consultare la pagina dedicata sul sito Lazio Europa.

Terzo Settore: importanti novità in arrivo con la Riforma

Terzo Settore: importanti novità in arrivo con la Riforma

Dopo un percorso di tre anni, il Consiglio dei Ministri il 12 maggio scorso ha approvato in via preliminare i decreti delegati[1] sul Codice del Terzo Settore, sulla disciplina dell’Impresa sociale e sul 5 per mille, provvedimenti che riguardano un mondo fatto da 300mila entità, un milione circa di lavoratori e 5 milioni di volontari. Il decreto più delicato è quello relativo al Codice unico del Terzo Settore. Esso reca un insieme di disposizioni giuridiche e fiscali che regolamentano la vita degli enti di terzo settore, cui le Associazioni di Volontariato, di Promozione Sociale e Imprese sociali Onlus dovranno adeguarsi entro un anno dall’entrata in vigore dei decreti attuativi, compresa la rivisitazione degli statuti e l’iscrizione (obbligatoria) al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.

Per prima cosa, vengono definiti[2] gli enti del Terzo settore, individuati nelle organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, incluse le cooperative sociali, reti associative, società di mutuo soccorso, e ogni altro ente costituito in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma volontaria e di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi. Sono altresì puntualmente individuate le attività di interesse generale esercitate dagli enti del Terzo settore in via esclusiva o principale.

Gli enti del Terzo settore, in base alla loro dimensione, saranno tenuti a pubblicare sul proprio sito internet il bilancio sociale e gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti e agli associati.

 Molto attesa la parte riguardante la nuova impresa sociale: viene definita come “organizzazione privata che svolge attività d’impresa per le finalità di cui all’articolo 1, che destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell’oggetto sociale ma può remunerare il capitale investito nella misura pari a quanto oggi in vigore per le cooperative a mutualità prevalente, adotta modalità di gestione responsabili e trasparenti, favorisce il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività. I settori di attività delle imprese sociali dovranno essere comprese nelle attività di interesse generale che saranno stabiliti con un decreto del Presidente del Consiglio. Si prevede inoltre l’aumento delle categorie di lavoratori svantaggiati che dovrebbero comprendere anche le nuove forme di esclusione.

Un elemento di novità è rappresentato dal fatto che viene prevista per le organizzazioni del terzo settore la semplificazione della normativa fiscale e l’istituzione di misure di supporto come alcuni strumenti di finanza sociale, l’agevolazione delle donazioni, la costituzione di un fondo presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il consolidamento e una più trasparente regolazione del cinque mille, in cambio di una maggiore trasparenza.

Novità anche per il Servizio civile Universale che si apre ai cittadini stranieri regolarmente residenti, prevede uno status giuridico specifico per i volontari in servizio civile e modalità di accreditamento per gli enti titolari di progetto. Si opera infine un’armonizzazione della normativa su volontariato e promozione sociale, prevedendo la promozione del volontariato anche in collaborazione con il sistema scolastico e la valorizzazione dell’esperienza dei volontari in ambito formativo e lavorativo. I Centri di Servizio per il Volontariato (CSV) potranno essere gestiti anche dagli enti del terzo settore (sebbene negli organi di governo la maggioranza deve essere garantita al volontariato) e i servizi saranno erogati a tutti gli enti che si avvalgono di volontari.

 Un Organismo unico denominato Consiglio Nazionale del Terzo settore accorperà l’Osservatorio del Volontariato e quello dell’Associazionismi di promozione sociale.

 La legge parte con una dotazione finanziaria di circa 190 milioni, di cui 105 milioni a copertura delle misure fiscali e tributarie di favore, ed i restanti 85 andranno per potenziare i Centri di servizio per il volontariato, per istituire il Registro unico del Terzo settore e per il fondo per il Servizio civile.

Da ultimo è prevista l’istituzione di una fondazione di diritto privato “Italia Sociale” per sostenere, con l’apporto di risorse finanziarie e di competenze gestionali, la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi da parte di enti di terzo settore caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con elevato impatto sociale e occupazionale.

Per conoscere le novità dei decreti attuativi della Riforma clicca qui

[1] I testi della Legge Delega n. 106/2016 sono ora a disposizione delle Commissioni Parlamentari competenti alla Camera e al Senato e, entro 30 giorni, il Consiglio dei Ministri dovrà chiedere un’intesa sui testi alla Conferenza unificata Stato Regioni. Una volta raggiunta l’intesa, le Commissioni competenti hanno 30 giorni per esprimere pareri obbligatori, ma non vincolanti.

Successivamente l’approvazione dei testi è definitiva: il Consiglio dei Ministri approva i decreti attuativi e li pubblica in Gazzetta Ufficiale. I decreti diventano esecutivi entro un anno dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

[2] Dall’art.1.:  Il terzo Settore è “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi. Non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche.”
Finanziamenti agevolati

Finanziamenti agevolati

Con una dotazione di 200 milioni di euro a valere sul Fri-Fondo rotativo per i finanziamenti agevolati alle imprese sociali e gli investimenti in ricerca- parte il sostegno alla crescita e allo sviluppo delle imprese sociali, delle cooperative sociali e relativi consorzi e delle cooperative con la qualifica di Onlus, operanti sul territorio nazionale.

Il 60% delle risorse annue è destinato a imprese di piccole e medie dimensioni. Una quota pari al 25% di questa riserva è riservata alle micro imprese.

La misura è prevista da un decreto interministeriale (Ministri dello Sviluppo economico, dell’Economia e del Lavoro) del 14 febbraio scorso.

Soggetti beneficiari:

  • imprese sociali costituite in forma di società, di cui al decreto legislativo n. 155/2006;
  • cooperative sociali e relativi consorzi, di cui alla legge n. 381/1991;
  • società cooperative aventi qualifica di ONLUS ai sensi del decreto legislativo 
 460/1997.

 

Condizioni per il finanziamento

L’intervento (si tratta di un finanziamento agevolato) prevede:

  1. la concessione di aiuti (ai sensi del ‘de minimis’) da erogare sotto forma di finanziamenti agevolati per la realizzazione di programmi di investimento, in qualunque settore, che presentino spese ammissibili comprese tra i 200 mila e i 10 milioni di euro.
  2. il finanziamento agevolato, al quale deve essere associato un finanziamento ordinario a tasso di mercato di pari durata, beneficia di un tasso di interesse annuo pari allo 0,50% con restituzione in 15 anni. Nell’ambito del contratto di finanziamento la quota di finanziamento agevolato è pari al 70% mentre quella relativa al finanziamento bancario è pari al 30%.
  3. ai fini dell’accesso al finanziamento agevolato le imprese devono aver ricevuto una positiva valutazione del merito di credito da parte di una delle banche finanziatrici scelte nell’ambito dell’elenco degli istituti bancari aderenti alla convenzione stipulata tra ministero dello Sviluppo Economico, Cassa Depositi e Prestiti e Abi.
  4. le agevolazioni sono concesse sulla base di una procedura valutativa con modalità ‘a sportello’. La domanda va presentata dall’impresa al Ministero dello Sviluppo Economico a decorrere dalla data di apertura dei termini e con le modalità determinate con successivo provvedimento a firma della direzione generale per gli Incentivi alle imprese. A seguito delle verifiche sulla sussistenza dei requisiti necessari (completezza e regolarità della domanda, positiva valutazione del merito di credito operata dalla banca finanziatrice, ammissibilità e pertinenza delle spese esposte nella domanda e determinazione delle corrispondenti agevolazioni concedibili) e del parere positivo del Comitato tecnico di valutazione circa l’ammissibilità delle singole iniziative, il ministero – ricevuta la delibera da parte di Cassa Depositi e Prestiti – procederà alla concessione delle agevolazioni la cui validità rimane subordinata alla stipula del contratto di finanziamento.

Impatto socio-ambientale del progetto

Uno degli elementi di maggiore novità dell’intervento è dato dalla previsione di selezionare i progetti ammissibili in funzione soprattutto dell’impatto socio- ambientale degli stessi. La banca finanziatrice è tenuta infatti a verificare –oltre alla solidità economico-finanziaria dell’impresa richiedente – la sussistenza di potenziali ricadute positive con riferimento ad almeno uno dei seguenti obiettivi:

  1. Incremento occupazionale di categorie svantaggiate;
  2. Inclusione sociale di soggetti vulnerabili;
  3. Raggiungimento di specifici obiettivi volti alla salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente, del territorio e dei beni storico-culturali.

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