Ai tempi in cui la blochchain sta diventando rapidamente una nuova moda sia della politica sia dell’impresa, si corre il rischio di buttare via il bambino (la sua originaria carica di fiducia e di validazione dal basso) con l’acqua sporca (le sue applicazioni-vedi esperienze spericolate di bitcoin- e le sue interpretazioni di parte). Resta intatto il tema del rapporto tra la fiducia e l’innovazione. Sicuramente la fiducia è una condizione dell’innovazione: esempi sono quelli di Blablacar (senza un moto di fiducia lo strumento per condividere tragitti non sarebbe mai decollato), di Airbnb (dove addirittura si condividono proprietà private), e di tutte le piattaforme di sharing economy.

Paradossale la necessità di fiducia per lo sviluppo di queste innovazioni sociali, mentre stiamo vivendo una crisi di fiducia, in politica e nella società più estesa, dove milioni di persone, soprattutto giovani, persa la fiducia nelle proprie capacità e nella capacità del mercato del lavoro di assorbirli, non cercano più lavoro e non studiano. O nel microcosmo familiare, dove spesso si compiono efferati uxoricidi ed infanticidi che assieme alle persone amate uccidono la fiducia nella stessa cellula basilare della società e nel tanto sbandierato amore.

Nonostante tutto ciò, la fiducia continua ad essere la molla che porta tante persone a condividere beni, occasioni di vita e di socializzazione. La fiducia però non può essere considerata buona per sempre: nei rapporti sociali e familiari va mantenuta e, nel farlo, si rinnova un patto tacito tra chi la chiede e chi la dà. Questo vale anche per una azienda: mantenere la propria clientela, o addirittura espanderla, è espressione della fiducia dei consumatori nella qualità e affidabilità di quei prodotti, che spesso nemmeno alcuni scandali riescono a scalfire (un esempio è quello della Volkswagen).

Proviamo allora a ribaltare il ragionamento: ci potrebbe essere innovazione senza fiducia ? Molto difficile se non impossibile. Una qualsiasi innovazione, non solo di tipo sociale, ha bisogno di un humus in cui poter sviluppare: se questo humus, in una azienda o nell’intera società, non è presente, l’innovazione non sarà presa in considerazione e abortirà. Quindi si potrebbe dire che l’innovazione ha una sua possibilità di affermazione quando il clima è positivo, c’è la fiducia nell’apporto degli altri e attenzione alle nuove proposte.

Ma l’innovazione può essere anche viatico di nuova fiducia? Sicuramente una innovazione sociale importante può promuovere e rilanciare fiducia. Un servizio innovativo offerto per risolvere un problema sociale può creare fiducia e ridarla a chi ne usufruisce. L’innovazione sociale, quando risponde a bisogni concreti, può essere una risposta nuova a quel bisogno ma anche portatrice di nuova fiducia verso gli altri.

Già il Secondo Rapporto sull’Innovazione Sociale dal Ceriis/Università LUISS del 2016 aveva citato la fiducia come una delle condizioni che determinano il successo dei processi di innovazione sociale. Perché ci sia innovazione sociale occorre che i soggetti coinvolti cambino i propri comportamenti relativi all’obiettivo sociale posto, oltre ai processi operativi fin lì attuati e cambiare comportamenti significa in primis un cambiamento di tipo culturale. E’ questo a favorire l’emergere di una nuova fiducia condivisa, come pietra angolare dell’innovazione sociale, specialmente in quelle innovazioni che si basano sul coinvolgimento di soggetti di realtà diversi e distanti.

La mancanza di fiducia negli altri o da parte degli altri, alimentata oggi dalle fake news e dal peggio della rete, senza che ce ne rendiamo conto, sta minando le basi stesse della vita civile e della nostra stessa sopravvivenza. Un argine per fortuna è rappresentato da esempi di grande dedizione agli altri -del terzo settore e del volontariato, di civismo attivo e solidale, di riappropriazione di spazi per la collettività, di uso circolare dei beni- che lasciano sperare nel fatto che la proprietà esclusiva, propria dell’egoismo e dell’individualismo, stia, lentamente e gradatamente, lasciando il posto al rispetto dei beni comuni, alla condivisione di quelli di uso quotidiano e alla condivisione delle speranze.

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