POLITICHE DI INNOVAZIONE SOCIALE E LORO IMPATTO

POLITICHE DI INNOVAZIONE SOCIALE E LORO IMPATTO

La ricerca “LE POLITICHE REGIONALI PER L’INNOVAZIONE SOCIALE IN ITALIA”, a cura di Giovanni Vita per l’Editoriale VITA, si concentra sulle azioni direttamente o indirettamente riconducibili all’innovazione sociale (come da Regolamento UE n. 1296/2013) condotte tra il 2015 e il 2018.

La ricerca, che si basa su un indice che tiene conto di 4 fattori (1. numero e qualità degli interventi; 2. spesa sostenuta in interventi; 3. ambiti di intervento; 4. dotazione istituzionale-organizzativa) ha individuato tre ‘macroregioni’ di innovazione sociale relativamente al livello di implementazione dell’innovazione sociale. Il panorama è quello di tre zone d’Italia non assimilabili al quadro economico o demografico come si tende ad immaginare l’Italia. La macroregione a più alta densità di interventi di innovazione sociale è costituita da Trentino Alto-Adige, Piemonte, Puglia e Toscana.  Quella più debole è costituita da Marche, Molise, Calabria, Valle d’Aosta, Liguria, Campania, Lazio, Basilicata e Friuli Venezia Giulia. Tutte le altre costituiscono la macroregione di “mezzo” con Lombardia, Veneto, Emilia Romagna per arrivare alla Sicilia e alla Sardegna, passando per regioni del centro Italia come l’Abruzzo e l’Umbria.

I dati che emergono sono sicuramente interessanti per l’immagine delle politiche regionali di innovazione sociale caratterizzate da profonde differenze. Ma, come si afferma esplicitamente, la ricerca si concentra più sui numeri assoluti dell’implementazione a monte dell’innovazione sociale nelle politiche regionali che non sulla valutazione dell’impatto, che è, secondo noi, l’elemento fondamentale per verificare l’efficacia degli interventi e dei finanziamenti comunitari su cui finora c’è un forte (e colpevole) ritardo da parte delle istituzioni regionali che continuano a non assumere tra le proprie politiche quella della “valutazione” a posteriori degli interventi impedendone una loro comparazione.

link a slide: http://www.vita.it/it/article/2019/01/25/la-mappa-dellinnovazione-sociale-regione-per-regione/150420/

EDUCAZIONE ALL’INNOVAZIONE SOCIALE?

EDUCAZIONE ALL’INNOVAZIONE SOCIALE?

Segnalo un interessante e recentissimo articolo sul progetto NEMESIS, portato avanti da SIC-Comunità dell’Innovazione Sociale. Si tratta di un progetto Horizon 2020 (iniziato nel 2018 con durata fino al 2021) che riunisce istruzione e innovazione sociale per potenziare i changemakers di domani. Al momento ci sono dieci scuole coinvolte da cinque paesi europei e un secondo pilota inizierà a settembre 2019. I professionisti dell’innovazione sociale sono incoraggiati ad aderire e diventare parte della banca dati NEMESIS.

Testo: Nell’ultima riunione della SIC-Comunità per l’Innovazione Sociale a Siviglia, molte conversazioni ruotavano intorno a come promuovere una cultura dell’innovazione sociale, come incorporare la sua pratica nella società. Nel progetto NEMESIS crediamo che ci sia una risposta ovvia a questo: l’istruzione.

Se vuoi cambiare il futuro, potenzia gli studenti in modo che siano in grado di effettuare cambiamenti. Aiutali a sviluppare le abilità e le competenze che permetteranno loro di raggiungere la loro visione. Da qui il motto del nostro progetto: riunire educazione e innovazione sociale per potenziare i cambiatori del domani.

Contrariamente all’attuale moda, non ci concentriamo sulle università, ma sull’istruzione primaria e secondaria (dai 6 ai 18 anni). Perché, parafrasando Donna Haraway, per immaginare il cambiamento bisogna sentire che il cambiamento è possibile, e la scuola è dove tutto comincia.

Il nostro approccio è diverso dall’educazione all’imprenditorialità, che è principalmente focalizzata sull’occupabilità (auto). Invece, sottolineiamo la capacità collettiva di identificare e affrontare i problemi sociali, promuovendo competenze come l’empatia e la resilienza sociale. In realtà, etichettiamo ciò che facciamo come “educazione dell’innovazione sociale” e lo definiamo come un “processo di apprendimento collaborativo e collettivo per l’empowerment e l’attivazione socio-politica degli studenti – per guidare il cambiamento sociale, indipendentemente dalla loro carriera professionale”.

Il tipo di progetti sviluppati dalle scuole partecipanti va da un progetto integrale per migliorare il cortile della scuola (tra cui una brigata ecologica, un orto comunitario e un’area giochi con materiali riciclati), a un mercato dell’usato in un’area privata; da un’applicazione che consente alle persone non vedenti di accedere alle informazioni sui monumenti della città, al rinnovamento di una casa di comunità per bambini con difficoltà sociali e comportamentali. Una tale varietà dimostra le ampie prospettive di innovazione sociale e il loro alloggio nell’istruzione.

Tutti questi progetti sono emersi in una discussione aperta e condivisa tra insegnanti, studenti, genitori, professionisti dell’innovazione sociale e altri membri della comunità – inclusi, in alcuni casi, membri del comune. La diversità dei progetti sviluppati è evidente nel tipo di professionisti dell’innovazione sociale coinvolti: imprenditori, ONG, attivisti della società civile, membri degli orti comunitari …

Gli incontri di discussione generativa sono chiamati laboratori di co-creazione, e sono il pezzo fondamentale del nostro modello educativo proposto, poiché è lì dove avviene la magia: dove i silos si rompono e diversi attori si riuniscono per condividere le loro opinioni, utilizzando metodologie partecipative (…) i progetti non sono diretti da insegnanti o genitori anziché da studenti.

Il nostro obiettivo finale? Che questi approcci collaborativi e di innovazione sociale siano più ampiamente apprezzati e adottati nelle scuole, lentamente permeando la loro cultura, facendosi strada nei programmi di studio e, di conseguenza, rafforzando le connessioni tra le classi e l’ambiente locale. Ci sono sfide da superare – dai diversi gradi di autonomia scolastica in tutta Europa alle difficoltà di cambiare i modelli organizzativi all’interno delle scuole. Tuttavia, ci aspettiamo che il progetto superi questi confini e sia un trampolino di lancio nell’introduzione dell’educazione all’innovazione sociale nelle scuole.

L’attuale frase di Haraway citata in precedenza recita come segue: “anche per immaginare la destabilizzazione, bisogna essere formati in un momento sociale in cui il cambiamento è possibile, quando le persone producono significati diversi in molti altri ambiti della vita” (dal suo libro del 1989 Visioni primarie: Genere, razza e natura nel mondo della scienza moderna). Poiché l’innovazione sociale sta guadagnando slancio tra settori e attori politici, è il momento perfetto per introdurre la sua filosofia, i suoi valori e le sue abilità alle nuove generazioni; perché sono il cambiamento a venire.

https://www.siceurope.eu

FORUM DELL’INNOVAZIONE SOCIALE-TORINO 23 GENNAIO 2019

FORUM DELL’INNOVAZIONE SOCIALE-TORINO 23 GENNAIO 2019

Promosso dalla Regione Piemonte, che dal 2017 ha avviato Wecare, cantiere Regionale dell’innovazione sociale in cui sperimenta una governance locale partecipata delle politiche sociali legate ai territori e ai suoi ecosistemi, si è svolto ieri a Torino, presso la sede di Open Sincet, il Forum dell’innovazione sociale. La mattinata è stata aperta dal Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, che ha voluto sottolineare il fatto che l’Europa si è tradotta in finanziamenti ed azioni reali sul territorio che hanno contribuito e contribuiranno a realizzare le politiche attive del lavoro centrali e regionali.
Poi la rappresentante della DG europea Occupazione, la portoghese Dos Reis, che ha ricordato i programmi comunitari ed i finanziamenti europei a favore dell’innovazione sociale ed ha introdotto il tema del prossimo  FSE +(2021-2027), nel quale sono previsti interventi consistenti e più mirati all’innovazione sociale.
Si è poi passati ad una carrellata delle esperienze molto diverse di innovazione sociale portate avanti dalle Regioni rappresentate dagli assessori di Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Sardegna, Puglia, Molise, Piemonte e Provincia di Trento. Unico intervento non espressione delle Regioni è stato quello di Mario Calderini, rappresentante di Torino Social Impact (promosso da CCIAA di Torino, Compagnia di S.Paolo e Comune di Torino), esperienza che tenta di far dialogare le istituzioni locali ed il terzo settore con il mondo della finanza d’impatto, stimolando dinamiche più virtuose e  progetti di innovazione sociale con risultati misurabili.
La giornata è poi proseguita con la presentazione da parte di Giovanni Vita dei risultati della ricerca “Le politiche regionali per l’innovazione sociale in Italia” (di prossima pubblicazione) che offre una ennesima immagine dell’Italia segnata da zone di eccellenza e zone di arretratezza anche in fatto di progetti e finanziamenti sull’innovazione sociale ma non corrispondenti alle classiche polarizzazioni nord-sud, con il Lazio, ad esempio, tra le peggiori.  L’unico neo della ricerca, ma anche di tutte le politiche sociali nel nostro paese, è rappresentato dal fatto che non vengono misurati gli impatti dei progetti finanziati, non rendendo comparabili le esperienze anche ricche fatte in Italia.
L’evento, dopo gli interventi interessanti dei rappresentanti delle Fondazioni Cassa di Risparmio di Torino e della Compagnia di S.Paolo che hanno rivendicato il loro ruolo  di sussidiarietà, si è concluso, come era nelle intenzioni della Regione Piemonte, con il lancio di un Protocollo di intesa per l’innovazione sociale per la creazione di un laboratorio interregionale sull’innovazione sociale, per la valorizzazione degli ecosistemi territoriali “aperti”, capaci sia di contrastare i fenomeni della crisi sia di produrre nuovo welfare.
2° RAPPORTO SULL’IMPATTO DEGLI INCUBATORI/ACCELERATORI ITALIANI

2° RAPPORTO SULL’IMPATTO DEGLI INCUBATORI/ACCELERATORI ITALIANI

Il 29 gennaio (dalle 15 alle 19), presso Avanzi, Via Andrea Maria Ampère 61/A di Milano, verrà presentato il secondo rapporto sull’impatto degli incubatori/acceleratori Italiani, realizzato dal Social Innovation Monitor, team di ricercatori di università con base operativa al Politecnico di Torino. Nel rapporto, sviluppato con la collaborazione di Italia Startup e il supporto di Banca EticaCompagnia di San PaoloImpact Hub MilanoInstillaIRENMake a Cube3SocialFare e Social Innovation Teams (SIT), sono stati analizzati i dati raccolti nel 2018 sull’attuale situazione degli incubatori/acceleratori Italiani.Seguirà una tavola rotonda in cui saranno discusse le politiche e il futuro degli incubatori/acceleratori nell’ecosistema imprenditoriale italiano.Le domande cui il convegno vuole rispondere sono:

Quali sono i servizi di supporto degli incubatori/acceleratori Italiani per far crescere startup di successo?

Come si sta evolvendo l’ecosistema degli incubatori/acceleratori Italiani in termini di modelli di Business?

Quali sono le differenze tra gli incubatori/acceleratori che supportano organizzazioni a significativo impatto sociale e quelli che non le supportano?

Che cosa pensano le startup dei servizi offerti dagli incubatori/acceleratori Italiani?

Quante e quali sono le startup incubate Italiane?

Immagine tratta da http://vz19.it

L’ANNO DELLA FIDUCIA

L’ANNO DELLA FIDUCIA

Abbiamo iniziato il 2019 con un articolo sul rapporto tra fiducia e innovazione sociale, prendendo spunto dalla fase critica che sta attraversando il Terzo settore. Una riflessione più ampia la fa Massimo Coen Cagli secondo il quale il 2019 deve essere dedicato proprio alla fiducia. Per contribuire all’obiettivo di ricrearla, Coen Cagli offre una Guida (2019 ANNO DELLA FIDUCIA) in cui parte dal crollo della fiducia che è sia generalizzato sia specifico nei confronti delle organizzazioni non profit. Come si combatte contro la sfiducia (che poggia sulle emozioni e non sulla ragione)? L’autore della Guida cita quattro strade: “la relazione, la comunità, il consenso e la trasparenza”. “Investire sulle relazioni” significa investire non solo sulle “risorse umane, economiche e organizzative, ma anche e soprattutto sull’intelligenza e passione nella creazione e nello sviluppo delle relazioni tra l’organizzazione, i suoi membri e i componenti della comunità alla quale si rivolge”. Sono le reti ed i legami comunitari infatti a rafforzare la fiducia e a trasformare il rapporto con i donatori, a cui non chiedere solo fedeltà ma anche ruoli diversi nelle organizzazioni. Per avere donatori convinti e durevoli occorre un consenso sui valori, più vasto di quello sulla specifica campagna. Ed infine, pone il tema, centrale per la riforma di tutto il Terzo settore, della trasparenza, nella sua triplice accezione di efficienza, efficacia ed “impatti oggettivamente rilevabili”.

Massimo Coen Cagli, Direttore scientifico della Scuola di fundraising di Roma che svolge una attività di consulenza e formazione per le organizzazioni del Terzo Settore ed in particolare sulla loro capacità di raccogliere donazioni per i propri progetti.  http://www.scuolafundraising.it/2019-anno-fiducia-fundraising

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