Terzo Settore: importanti novità in arrivo con la Riforma

Terzo Settore: importanti novità in arrivo con la Riforma

Dopo un percorso di tre anni, il Consiglio dei Ministri il 12 maggio scorso ha approvato in via preliminare i decreti delegati[1] sul Codice del Terzo Settore, sulla disciplina dell’Impresa sociale e sul 5 per mille, provvedimenti che riguardano un mondo fatto da 300mila entità, un milione circa di lavoratori e 5 milioni di volontari. Il decreto più delicato è quello relativo al Codice unico del Terzo Settore. Esso reca un insieme di disposizioni giuridiche e fiscali che regolamentano la vita degli enti di terzo settore, cui le Associazioni di Volontariato, di Promozione Sociale e Imprese sociali Onlus dovranno adeguarsi entro un anno dall’entrata in vigore dei decreti attuativi, compresa la rivisitazione degli statuti e l’iscrizione (obbligatoria) al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore.

Per prima cosa, vengono definiti[2] gli enti del Terzo settore, individuati nelle organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, enti filantropici, imprese sociali, incluse le cooperative sociali, reti associative, società di mutuo soccorso, e ogni altro ente costituito in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, o di fondazione per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma volontaria e di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi. Sono altresì puntualmente individuate le attività di interesse generale esercitate dagli enti del Terzo settore in via esclusiva o principale.

Gli enti del Terzo settore, in base alla loro dimensione, saranno tenuti a pubblicare sul proprio sito internet il bilancio sociale e gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti e agli associati.

 Molto attesa la parte riguardante la nuova impresa sociale: viene definita come “organizzazione privata che svolge attività d’impresa per le finalità di cui all’articolo 1, che destina i propri utili prioritariamente al conseguimento dell’oggetto sociale ma può remunerare il capitale investito nella misura pari a quanto oggi in vigore per le cooperative a mutualità prevalente, adotta modalità di gestione responsabili e trasparenti, favorisce il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività. I settori di attività delle imprese sociali dovranno essere comprese nelle attività di interesse generale che saranno stabiliti con un decreto del Presidente del Consiglio. Si prevede inoltre l’aumento delle categorie di lavoratori svantaggiati che dovrebbero comprendere anche le nuove forme di esclusione.

Un elemento di novità è rappresentato dal fatto che viene prevista per le organizzazioni del terzo settore la semplificazione della normativa fiscale e l’istituzione di misure di supporto come alcuni strumenti di finanza sociale, l’agevolazione delle donazioni, la costituzione di un fondo presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il consolidamento e una più trasparente regolazione del cinque mille, in cambio di una maggiore trasparenza.

Novità anche per il Servizio civile Universale che si apre ai cittadini stranieri regolarmente residenti, prevede uno status giuridico specifico per i volontari in servizio civile e modalità di accreditamento per gli enti titolari di progetto. Si opera infine un’armonizzazione della normativa su volontariato e promozione sociale, prevedendo la promozione del volontariato anche in collaborazione con il sistema scolastico e la valorizzazione dell’esperienza dei volontari in ambito formativo e lavorativo. I Centri di Servizio per il Volontariato (CSV) potranno essere gestiti anche dagli enti del terzo settore (sebbene negli organi di governo la maggioranza deve essere garantita al volontariato) e i servizi saranno erogati a tutti gli enti che si avvalgono di volontari.

 Un Organismo unico denominato Consiglio Nazionale del Terzo settore accorperà l’Osservatorio del Volontariato e quello dell’Associazionismi di promozione sociale.

 La legge parte con una dotazione finanziaria di circa 190 milioni, di cui 105 milioni a copertura delle misure fiscali e tributarie di favore, ed i restanti 85 andranno per potenziare i Centri di servizio per il volontariato, per istituire il Registro unico del Terzo settore e per il fondo per il Servizio civile.

Da ultimo è prevista l’istituzione di una fondazione di diritto privato “Italia Sociale” per sostenere, con l’apporto di risorse finanziarie e di competenze gestionali, la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi da parte di enti di terzo settore caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con elevato impatto sociale e occupazionale.

Per conoscere le novità dei decreti attuativi della Riforma clicca qui

[1] I testi della Legge Delega n. 106/2016 sono ora a disposizione delle Commissioni Parlamentari competenti alla Camera e al Senato e, entro 30 giorni, il Consiglio dei Ministri dovrà chiedere un’intesa sui testi alla Conferenza unificata Stato Regioni. Una volta raggiunta l’intesa, le Commissioni competenti hanno 30 giorni per esprimere pareri obbligatori, ma non vincolanti.

Successivamente l’approvazione dei testi è definitiva: il Consiglio dei Ministri approva i decreti attuativi e li pubblica in Gazzetta Ufficiale. I decreti diventano esecutivi entro un anno dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

[2] Dall’art.1.:  Il terzo Settore è “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi. Non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche.”
Il Crowdfunding

Il Crowdfunding

Il crowdfunding (crowd, folla + funding, finanziamento) è un processo collaborativo di persone che, sulla base della rilevanza per loro e della fiducia in progetti lanciati da singoli o organizzazioni, molto spesso di innovazione sociale, decidono di mettere a loro disposizione il proprio denaro. È una pratica di fund raising dal basso, normalmente di entità non rilevanti, realizzata attraverso appositi portali web che pubblicizzano, per un determinato periodo di tempo, nuovi progetti. Il crowdfunding, appartenente a pieno titolo alla sharing economy, è considerato uno strumento importante di innovazione sociale e di diffusione della fiducia collettiva.
Dopo gli Stati Uniti che vantano la più antica raccolta di fondi da parte dei privati cittadini, come quella per l’installazione della Statua della Libertà, ormai anche in Italia numerose piattaforme con cui sono stati realizzati progetti molto significativi, come ad esempio la ricostruzione della Città della Scienza di Napoli, andata distrutta in un incendio doloso.
Tra le piattaforme di crowdfunding si possono distinguere quelle generaliste, che lanciano progetti di ogni tipo di interesse, e tematiche (o verticali), specializzate in progetti di un solo settore (cultura, cinema, spettacoli, sociale, ecc.).
Le piattaforme si distinguono soprattutto in base alla diversa tipologia di finanziamento:
• quelle basate su reward (ricompensa) diverse a seconda dell’entità del contributo. In questo tipo di piattaforma può variare la modalità di raggiungimento del finanziamento richiesto: all-or-nothing (tutto o niente), ovvero se non raggiungi l’entità del finanziamento richiesto non prendi niente e ai finanziatori viene restituito il versato; keep-it-all (tieni tutto), ovvero, anche se non hai raggiunto l’obiettivo previsto, avrai a disposizione quanto raccolto;
• quelle basate sulla donation (dono) in cui i finanziatori non si aspettano una ricompensa ma sono decisi comunque a finanziare il progetto lanciato perché ne condividono le finalità e la causa;
• quelle basate sul lending (prestito), attraverso il quale si realizza il prestito tra privati senza ricorso ad intermediari specializzati. È un modello in costante crescita, in quanto l’incontro diretto tra chi necessita di denaro e coloro che vogliono investire i propri risparmi facilita il raggiungimento di tassi di prestito e impiego favorevoli per entrambi gli attori.
Esistono anche i modelli ibridi, ovvero quelli che permettono ai diversi sostenitori del progetto di scegliere la modalità di adesione al progetto tra ricompensa e donazione.
È importante rilevare come, in tutti i modelli, l’elemento della “comunità” – sia virtuale che fisica – ed il legame con il territorio siano molto forti e rappresentino una condizione necessaria per il successo di qualsiasi progetto di crowdfunding.
Un’altra tipologia di piattaforma sta cominciando ad avere seguito: quella basata sul crowdfunding civico, attraverso la quale soggetti istituzionali, come comuni o municipi, riescono ad ottenere finanziamenti per realizzare attività anche importanti, soprattutto quando le risorse statali riescono a stento a coprire i servizi che tali soggetti sono tenuti ad erogare. Esempi di questo tipo sono quelli realizzati negli anni scorsi dal Comune di Bologna e recentemente dal Comune di Milano.
Esiste in Italia anche la possibilità di finanziare le imprese, in particolare PMI, società non quotate in Borsa e start-up innovative, attraverso l’equity crowdfunding (piattaforme di investimento collettivo) che permette di raccogliere risorse finanziarie da un vasto pubblico a fronte di quote azionarie delle stesse società. Qui la ricompensa per il finanziamento è rappresentata dai diritti patrimoniali e amministrativi previsti dalla partecipazione nell’impresa.
Le piattaforme si alimentano attraverso una percentuale variabile delle transazioni tra finanziatori e progettisti che vanno a buon fine e dai diversi servizi offerti a corredo dell’attività principale che è quella di far incontrare i primi con i secondi.
Nelle campagne crowdfunding l’obiettivo di raccogliere fondi per un dato progetto viene comunemente realizzato utilizzando la comunicazione attraverso vari social network – Facebook, Twitter etc. – e blog specializzati (Belleflamme, 2010). La cosiddetta community experience è una caratteristica fondamentale del crowdfunding, che può essere utilizzata in combinazione con i metodi tradizionali (offline) di raccolta fondi.

Innovazione sociale e finanziamenti

Innovazione sociale e finanziamenti

La fiducia è una delle condizioni che determinano il successo dei processi di innovazione sociale: è quanto emergeva dal Secondo Rapporto sull’Innovazione Sociale, presentato nel 2016 dal Ceriis[1] in collaborazione dell’Università LUISS.

Il  rapporto sosteneva che è il cambiamento culturale a favorire l’emergere di una nuova fiducia condivisa, come driver dell’innovazione sociale, specialmente in quelle innovazioni che si basano sul coinvolgimento di soggetti di realtà diversi e distanti, come quelli che appartengono alla sharing economy, dentro il cui fenomeno convivono pratiche di condivisione e aggregazione di beni, servizi o attività tra soggetti che concordano di mettere in comune mezzi di trasporto, abitazioni, luoghi di lavoro, informazioni, esclusivamente sulla base della fiducia reciproca (rinforzata dai feedback qualitativi sull’esperienza fatta).

Più fiducia reciproca permette di arrivare a maturare una visione comune su determinate problematiche di interesse generale, permettendo ai soggetti interessati di rendersi disponibili a nuove relazioni che permettano sia di affrontare le problematiche sociali e tentare di risolverle con il coinvolgimento attivo dei soggetti interessati, ma anche di arrivare a sviluppare assieme l’intero processo innovativo fino al  soddisfacimento dei bisogni collettivi individuati come prioritari.

Il terzo rapporto[2] approfondisce invece il tema dell’impatto strutturale dell’innovazione sociale: esso dipende essenzialmente dalla capacità di raggiungere una adeguata “forza economica” che garantisce al nuovo assetto conseguente all’innovazione sociale di generare risorse economiche pari almeno a quelle assorbite (ciò può derivare dal fatto che gli output generati dall’innovazione sociale abbiano un valore riconosciuto da un “mercato” disposto a pagare per un prezzo che ne copre il costo). L’innovazione sociale ha forza economica, ad esempio, quando migliora la competitività dei soggetti che la pongono in essere, e, quindi, la loro capacità di creare valore anche economico. La forza economica può anche derivare dal fatto che l’innovazione sociale rappresenta (o genera) un bene pubblico per la cui disponibilità soggetti privati sono disponibili a sostenere gli esborsi finanziari necessari alla copertura dei costi sostenuti per la realizzazione di tale innovazione: l’adesione alle iniziative di crowdfunding per il finanziamento di beni di interesse pubblico (anch’esse una manifestazione di innovazione sociale) sono un esempio della fattispecie descritta. Il crowdfunding sta diventando una interessante leva di finanziamento per progetti di innovazione sociale, accanto a quelli più tradizionali.

Il suo incremento si è registrato nel corso degli ultimi anni, tanto che nell’ottobre del 2015 (Pais, 2015) si contano complessivamente 82 piattaforme di crowdfunding (69 attive e 13 in fase di lancio). Delle 69 attive, 31 (45%) appartengono al modello reward-based, 13 (19%) al modello donation-based, 13 sono piattaforme di equity e 3 (4%) sono lending-based. Sono 21mila i progetti che in Italia sono stati lanciati nelle piattaforme di crowdfunding, con un tasso di successo pari al 30%.

A proposito di finanziamenti il rapporto ci dice che, nel corso del 2016, sono stati stanziati finanziamenti per l’innovazione sociale pari a 97.800.000 € per un totale di 34 bandi erogati (l’incremento del numero di Bandi, sul 2015, è stato del 55% e del 380% circa in risorse stanziate).

Tra gli erogatori troviamo finanziatori pubblici (ministeri, comuni, province o regioni), finanziatori privati (aziende e associazioni) e fondazioni (fondazioni operative e fondazioni di erogazione).

Le fondazioni risultano essere i principali finanziatori: nel 2016 hanno finanziato il 56% del totale dei bandi di finanziamento per l’innovazione sociale. I finanziatori privati e pubblici seguono quasi in parità (21 e 24%).

Rispetto alle somme stanziate, il finanziatore pubblico detiene il primato, con il 77% dei finanziamenti, contro il 22 delle fondazioni e l’1 per cento delle imprese. I privati finanziano prevalentemente progetti di piccolo taglio. Il finanziatore pubblico arriva a finanziare anche un alto numero di progetti con bandi che superano il milione di euro e anche molto più alti. Ma sono le fondazioni, in termini economici, i primi soggetti finanziatori.

Il 76% dei bandi erogati è rivolto a progetti in fase di start-up, dove il rapporto tra rischio e successo è elevato, mentre soltanto il 26% dei finanziamenti è rivolto a realtà già esistenti che vogliono scalare o innovare le loro attività.

La maggior parte dei bandi tende a rivolgersi verso soggetti nuovi che cercano di lanciare modelli di innovazione sociale nuovi e ancora non affermati. Ne consegue una sostanziale parcellizzazione degli investimenti.

L’ambito dell’assistenza sociale mantiene il primato come ambito di intervento, mostrando anche un aumento rispetto all’anno precedente.

Essendo ancora l’innovazione sociale un fenomeno in ascesa anche se ancora in fase di sviluppo, il fatto che le somme di finanziamento medie sono in aumento fa sperare in un miglioramento continuo dei progetti che, sia come numero che come quantità, verranno finanziati nel futuro.

[1] Secondo “Rapporto sull’innovazione sociale, Studi ed esperienze sull’Innovazione Sociale” Ceriis, Franco Angeli, 2015.

[2] Il terzo “Rapporto sull’innovazione sociale in Italia” del CeRIIS – International Center for Research on Social Innovation, Università LUISS Guido Carli – curato da Matteo Giuliano Caroli e pubblicato da Franco Angeli, è stato pubblicato in aprile 2017 ed è liberamente scaricabile dalla piattaforma FrancoAngeli Open Access. Il Rapporto si focalizza sulle diverse dimensioni e sfumature che l’innovazione sociale assume in Italia.

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