Il tema dell’innovazione sociale negli ultimi anni è al centro del dibattito socio-economico e politico ma, essendo diventato “di moda”, spesso viene usato in maniera non appropriata. Partiamo allora dalle definizioni più accettabili.

Alcune definizioni di innovazione sociale

L’Open Book of Social Innovation della Young Foundation (Murray, Caulier-Grice e Mulgan, 2010) definisce le innovazioni sociali come “nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che soddisfano bisogni sociali (in modo più efficace delle alternative esistenti) e che allo stesso tempo creano nuove relazioni e nuove collaborazioni”. Si tratta di innovazioni che non solo sono un bene per la società ma che accrescono la capacità della società di agire negli interstizi tra settore pubblico, privato e terzo settore. Gli elementi cruciali sono quindi la capacità di rispondere in modo nuovo a bisogni sociali esistenti o emergenti e di costruire relazioni e reti.

Secondo Mulgan (Mulgan, G., Social Innovation: What It Is, Why It Matters and How It can be Accelerated, Skoll Centre Oxford Said Business School, 2007) con il termine Social innovation (trad. it. “innovazione sociale”) si intendono attività e servizi innovativi aventi l’obiettivo di soddisfare un bisogno sociale e che sono prevalentemente sviluppati e diffusi attraverso organizzazioni il cui scopo primario è sociale. L’obiettivo perseguito differenzia la social innovation dalle tradizionali innovazioni che sono generalmente motivate dallo scopo di massimizzare il profitto e che vengono diffuse attraverso organizzazioni motivate in prevalenza da tale fine. Il concetto di social innovation per Mulgan trova le sue radici in quello di social economy (economia sociale), con il quale condivide le condizioni di base: una fitta rete di relazioni, una forte enfasi sulla collaborazione e l’interazione ripetuta, un forte ruolo dei valori e della mission.

Secondo il recente Libro bianco sull’innovazione sociale del Comune di Milano “Accelerare l’ecosistema locale per l’innovazione sociale”, l’innovazione sociale rappresenta una rottura nel modo di fare le cose e un nuovo modo di produrre soluzioni; rappresenta una nuova risposta, creativa, a problematiche sociali non soddisfatte né dal mercato né dallo Stato. (…) l’innovazione sociale va a rappresentare un insieme di strategie e strumenti a supporto di nuove imprese capaci di dare risposte ai bisogni sociali dei propri membri, e delle modalità e interazioni con cui genera queste risposte (educazione, occupazione, mobilità, ecc.), e allo stesso tempo creare valore economico e sociale per la città.

Innovazione di prodotto/servizio e innovazione di processo: alcune riflessioni

Anche l’innovazione può riguardare tanto il prodotto/servizio quanto il processo di erogazione del servizio (o entrambi) ed è fortemente caratterizzata da un orientamento collettivo – sia nella progettazione che nell’erogazione – e da una prevalente direzione bottom-up.

Ma quali sono gli elementi decisivi perché l’innovazione sociale si affermi e si sviluppi?

Il Comune di Milano, forte di molte esperienze variegate, inserisce l’inclusione sociale come “uno degli aspetti della Smart City, poiché una città intelligente non è solamente una città che sa essere al passo con le nuove tecnologie, ma una città che sa sfruttare l’innovazione per lo sviluppo di nuovi metodi di risoluzione di problemi socialmente rilevanti”. Non a caso il suo Libro bianco si dedica ampiamente all’ingrediente dell’ecosistema locale, in cui amministrazioni pubbliche, università, aziende, associazioni e organizzazioni del terzo settore, che, a diverso titolo, contribuiscono al normale andamento del territorio, si ibridano, si contaminano nelle loro funzioni e nella costruzione di reti intelligenti capaci di andare verso nuovi fini. In ciò starebbe la vera novità di questi nostri tempi. In altre parole la scommessa starebbe nel fatto che i soggetti di un determinato territorio riescano ad avviare collaborazioni stabili e a trovare la chiave per generare “valore condiviso” (shared value), per se stessi e per le comunità che interagiscono con loro, così che l’impatto delle loro attività e collaborazioni diventi utile a distribuire benessere sociale ed economico sul territorio. L’accento è quindi sul fatto che l’innovazione sociale è un fenomeno altamente “context dependent” (Montanari F., Mizzau L., I luoghi di innovazione: un primo modello organizzativo per fenomeni emergenti, 2014; S.Zamagni, P.Venturi, Rago S., Valutare l’impatto sociale. La questione della misurazione nelle imprese sociali, 2015), l’impatto economico e sociale generato dalle iniziative di innovazione sociale di un territorio è fortemente influenzato dalle caratteristiche del contesto sociale, economico, culturale e istituzionale di riferimento. Un contesto è favorevole allo sviluppo di innovazione sociale quando c’è rapporto, scambio, ibridazione tra i vari soggetti in grado di generare valore comune, in cui essi collaborano attivamente e stabilmente per il raggiungimento di un obiettivo comune trovando formule nuove ed efficaci di collaborazione che generino sia ritorni individuali e sia valore condiviso con risultati quali il soddisfacimento dei bisogni di varia natura dei membri della comunità che in quell’ambito locale vivono.

Un altro elemento che fa la differenza per i soggetti del terzo settore e del volontariato è il loro capitale sociale, come asset principale. I modelli di ri-generazione del capitale sociale (come si è generato, mantenuto, consumato, prodotto, ecc.) e le modalità con cui esso viene letto e misurato (legami familiari, rapporti informali, densità delle organizzazioni non profit, partecipazione politica, partecipazione civica), non sono più gli stessi di pochi anni fa’. Perché è cambiato il legame con la famiglia, i rapporti informali con gli amici, le relazioni interpersonali nel contesto in cui si vive, i progetti identitari completamente diversi. Il valore oggi, nell’era dell’ibridazione, nasce essenzialmente da scambi collaborativi e dalla valorizzazione dei rapporti e delle risorse possedute.

Investire nell’innovazione sociale è profittevole?

Ulteriore elemento è quello di pensare e lavorare per una innovazione sociale “profittevole”. Se ciò che genera profitto è l’investimento, l’innovazione sociale non è considerata profittevole perché raramente ci si investe. Se ne parla tanto ma non si fa un investimento reale sull’innovazione sociale, sui beni relazionali, sulle comunità collaborative. Da un lato decantiamo l’innovazione sociale e, dall’altro lato, assistiamo ad una malattia dei beni relazionali, per cui ci vengono venduti sempre più beni di comfort, ma siamo carenti in beni di stimolo. Investire in innovazione sociale può ribaltare questo disallineamento.

Per noi erogare servizi per innovazione sociale significa agire su ciascuno degli elementi succitati: migliorare l’ecosistema ed il rapporto tra pubblico e privato, puntare sul capitale sociale e umano che è la vera ricchezza del terzo settore, avvicinare la comunità alle realtà che fanno innovazione sociale per investire su di esse, per migliorare la stessa comunità e rafforzarne i suoi legami.

Ma parliamo anche di migliorare la capacità di intercettare uno specifico bisogno sociale fornendo una risposta nuova, personalizzare gli interventi, ovvero la capacità di attivare percorsi e risposte diverse ritagliate sui bisogni individuali, privilegiare interventi basati sull’attivazione della comunità, partecipazione e coinvolgimento degli attori, incentivare forme di Governance collaborative e coordinate, potenziare l’adozione di strumenti per misurare e valutare il cambiamento innescato e l’impatto sociale del servizio stesso.

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