Il car sharing: tra crescita esponenziale e vuoti normativi

Un milione e ottocentomila ore trascorse nelle auto condivise, trenta milioni di chilometri percorsi nel periodo compreso tra settembre 2016 e febbraio 2017. In tutta Italia cresce il servizio di car sharing.

URBI, aggregatore dei principali sistemi di urban mobility, ha presentato i dati del car sharing in Italia nel convegno ‘Smart Mobility in Smart Cities’ che si tiene a Milano.

Alcuni dati dello studio sul car sharing

Secondo lo studio di URBI, sono stati 5.030 i veicoli coinvolti nel car sharing in Italia da settembre 2016 ad oggi, ben 4.265.000 prenotazioni con una crescita del 35%. Sotto la lente di ingrandimento le città di Milano, Torino, Firenze e Roma e i servizi offerti da Car2go, enjoy, Share’n go, DriveNow e ZigZag. In tutti e quattro i capoluoghi, il numero di viaggi in car sharing ha avuto un tasso di crescita costante arrivando, nel caso di Torino, a guadagnare addirittura 54 punti percentuali. Vengono poi Milano, con un aumento del 41%, Roma con il 20% e Firenze con il 10%.

Stando allo studio, i noleggi dei veicoli car sharing durano in media 25 minuti in Italia. Milano ha il record per il numero di noleggi giornalieri: sono ben 12.750, contro i 5.741 di Roma ed i 3.458 di Torino, nonché i 1.608 di Firenze. Analizzando invece la media settimanale dell’uso del car sharing nella città di Milano, risulta che la fascia oraria in cui girano più vetture condivise è quella tra le 18 e le 20 (13,1%). Tra le 10 e le 12, (così come tra le 12 e le 14 e tra le 14 e le 16) la percentuale di utilizzo è pari al 10%, e sale fino al 12,6% tra le 16 e le 18. Alta anche la percentuale di chi preferisce il car sharing ai bus notturni dopo le ore 22 (8,4%)

Lacune normative

Se il car sharing si sviluppa in questa misura, manca ancora un inquadramento normativo generale e si procede con interventi spot. Perché interventi spot quando c’è una legge quadro generale sulla sharing economy in attesa di essere approvata che stabilisce come limite per l’attività occasionale un tetto di 10 mila euro di incassi annuali e un regime fiscale agevolato  ?

Tra crisi economica e di governo, scontri con la Ue e tragedie naturali, comprensibilmente l’economia collaborativa non è in cima alle preoccupazioni dei nostri legislatori. Il rischio è che non si arrivi a discuterne e se la legislatura dovesse finire anzitempo tutto il lavoro fatto sarebbe perso e le piattaforme più grosse continuerebbero ad agire indisturbate,

Come nel caso di Uber e del servizio Uber Pop, sistema di taxi on demand. In Italia, le operazioni della società sono state fermate da un giudice nel 2014, sotto la spinta delle proteste dei tassisti e di numerosi scioperi selvaggi ripetuti anche di recente, come è accaduto in altri Paesi, ma un tribunale spagnolo ha chiesto alla Corte di Giustizia europea in Lussemburgo di prendere una decisione definitiva.

La risposta europea è attesa entro marzo. Ma se la Corte stabilisse che si tratta solo di un marketplace digitale, allora i legali di Uber potrebbero decidere di fare un ricorso contro il tribunale italiano, la cui sentenza si basa sulla legge 21/92 che disciplina il trasporto pubblico.

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